Attività di avviamento all'Utilità e Difesa

Ho iniziato ad avvicinarmi alla disciplina cino-sportiva dell’Utilità e Difesa (di seguito UD) spinto da una forte motivazione personale e con il desiderio di approfondire la mia preparazione al fine di rispondere meglio sia ad alcune peculiarità di razza del mio cane (un pastore tedesco), sia alla necessità di rispondere con maggiore competenza e cognizione di causa alle esigenze di alcuni miei “allievi” e relativi conduttori. Tale disciplina, per il cui regolamento si rimanda al sito dell’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, comprende attività di guardia e difesa (es. lavoro con “salamotti”, maniche, abbaio, accompagnamento del figurante, ecc.), esercizi specifici di obbedienza (es. condotta, risposta ai comandi in rapidità, indifferenza ad estranei inoffensivi ed agli spari, riporto in piano e con salto, ecc.) e addestramento alle piste (discriminazione olfattiva). Inizialmente le razze identificate come “da difesa” dalla Federazione Cinologica Internazionale erano soltanto quattro: dobermann, rottweiler, boxer e riesenschnauzer, mentre successivamente si è cercato di allargare questa rigida categorizzazione riconoscendo che molti altri esemplari possono svolgere con buoni risultati attività da difesa (es. pastori, molossoidi, ecc.) – ed allo stesso modo non è detto che qualsiasi esemplare appartenente alle quattro razze sopraccitate sia per definizione un ottimo cane da utilità e difesa.

Date queste premesse, ciò che mi preme sottolineare in questa sede sono due aspetti in particolare dell’UD, false credenze o distorsioni poco etiche della disciplina che spesso la fanno identificare come qualcosa di pericoloso per le persone e dannoso per il cane. Il primo aspetto riguarda la necessità di chiarire che l’approccio alla disciplina è e deve rimanere ancorato all’ambito sportivo, o comunque volto al rafforzamento di un sano rapporto cane-proprietario così come per qualsiasi altra disciplina cino-tecnica. Il secondo aspetto, fortemente connesso al precedente, riguarda la modalità di lavoro che deve restare legata ad un meccanismo di richiesta-esecuzione-rinforzo positivo e deve mantenere l’obiettivo primario di appagare le naturali caratteristiche di razza del cane e di ottenere la sua soddisfazione (anzi, addirittura gioia) nel lavorare con noi. Il benessere e l’entusiasmo del cane restano le premesse ed il fine ultimo di qualsiasi buon addestramento, in UD come in qualsiasi altra disciplina.

Ecco dunque che il lavoro con il cane da utilità e difesa non deve mai essere agito come qualcosa di costrittivo, coercitivo o addirittura violento nei confronti dell’animale, né letto come un’attività volta a rendere il cane aggressivo o pericoloso, bensì tutt’altro: si tratta di una ulteriore, bellissima occasione per crescere e divertirsi insieme, che può diventare importante anche per correggere alcuni aspetti problematici che il nostro amico a quattro zampe può presentare per esempio nella gestione del morso o del proprio autocontrollo.